Facebookmania

Facebook come Truman Show

Posted on: 17 gennaio 2009

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Le Tigre, rivista francese dalla tiratura limitata, è riuscita in un esperimento che mostra i pericoli che si annidano tra le pieghe della rete: ha ricostruito nel dettaglio la vita di un ignaro trentenne, basandosi sui post che egli stesso aveva caricato online, e ne ha pubblicato una sorta di biografia. Il malcapitato ha pensato di adire alle vie legali, ma non c’era partita: tutte le informazioni utilizzate dal giornale erano di dominio pubblico.

Il suo lavoro, i suoi gusti, i suoi hobby, i suoi amici, persino le sue storie d’amore sono state pubblicate su un giornale senza il suo consenso, ma lui non può farci nulla, perché si trattava di informazione che lui stesso aveva condiviso in rete. E l’incredibile storia di un trentenne francese che ha ritrovato la sua vita ricostruita sulla rivista trimestrale Le Tigre, per sua fortuna dalla tiratura piuttosto limitata, che ha voluto così evidenziare i rischi di un utilizzo troppo superficiale e disinvolto della rete.

Utilizzando i suoi profili su Facebook e Flickr, dove lui in due anni ha postato la bellezza di 17 mila foto, i giornalisti della testata sono riusciti a passare la sua vita ai raggi x: hanno scoperto che suonava in un’orchestrina, quale tipo di ragazza gli piace, il giorno in cui è andato al matrimonio di una coppia di amici. Quando Marc ha visto l’articolo è rimasto stupefatto e ha immediatamente contattato la testata per fare le sue rimostranze al direttore.

Purtroppo per lui, però, tutti i dati pubblicati dal giornale erano di dominio pubblico ed era stato proprio lui a divulgarli in rete. Nessuna azione legale, pertanto, potrebbe avere successo. Tra Marc e Le Tigre è stato raggiunto un accordo: l’articolo già andato in stampa non sarà modificato, ma nella versione online saranno cambiati nomi e luoghi, per rendere Marc irriconoscibile. Questa vicenda, ed era questa l’intenzione della rivista, rilancia il dibattito sui rischi di un uso troppo disinvolto dei social network, un problema che recentemente è stato sollevato anche da un gruppo di ricercatori di Google.

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